Immagina un bar appena fuori da via Rukab, a Ramallah. Ti fai largo fino al bancone, il ragazzo alla macchina incrocia il tuo sguardo e hai più o meno quattro parole per piazzare l'ordinazione prima che la fila dietro di te si allunghi. La buona notizia: sono tutte corte, e puoi impararle tutte prima che il tuo serveece arrivi alla fermata successiva.
Comincia con biddi
Tutto parte da una parola. vuol dire "voglio". Attaccaci la bevanda in fondo e hai finito.
- biddi 'ahwe: voglio un caffè
- biddi shaay: voglio un tè
È un'ordinazione completa. Niente "potrei per favore avere", niente acrobazie con i verbi. Se vuoi sapere tutto su come biddi prende le sue desinenze, c'è la guida a biddi, ma per ordinare ti basta biddi così com'è.
Una cosa sulla parola per caffè. In un bar di Ramallah nessuno tira fuori il qahwa da libro di testo, con la sua q dura. La q si ammorbidisce in un piccolo blocco in gola, e viene fuori . Stessa parola, pronuncia più alla mano.
E se non vuoi sembrare uno che abbaia ordini, metti davanti (per favore): min faDlak, biddi 'ahwe.
Un bicchiere di tè
In Palestina il tè arriva quasi sempre in un bicchierino. Le tazze grandi si vedono poco. La parola per quel bicchiere è . Per dire "un bicchiere di tè" incolli i due nomi, e la -e finale diventa -et:
- kubbaayet shaay: un bicchiere di tè
- kubbaayet mayy: un bicchiere d'acqua
Con il caffè è diverso. Arriva in una tazzina minuscola e la tazzina non la nomini neanche. Quindi biddi kubbaayet shaay per il tè, e biddi 'ahwe, senza altro, per il caffè.
bala: dire "senza"
Ecco la parola che ti fa ordinare a modo tuo. vuol dire "senza", e sta subito prima di quello che vuoi togliere.
- : caffè senza zucchero
- shaay bala sukkar: tè senza zucchero
- : caffè senza latte
è lo zucchero, è il latte. Metti al loro posto quello che vuoi saltare e al resto pensa bala.
bala vive anche da sola, come un piccolo gesto con la mano, più o meno "lascia stare" o "fa niente". bala shughul, lascia stare il lavoro. Lo sentirai nelle conversazioni. Al bancone, però, userai quasi sempre lo schema semplice X bala Y.
Quanto dolce lo vuoi?
Meglio saperlo prima di aprire bocca: in Palestina caffè e tè arrivano già dolci. Se non dici niente lo zucchero c'è, e di solito parecchio. Quindi la dolcezza è l'unica cosa che vorrai quasi sempre specificare.
| dici | ti arriva |
|---|---|
| niente zucchero | |
| shwayy sukkar | un po' di zucchero |
| la dose media standard | |
| sukkar kteer | tanto zucchero |
Quel maZbooT vale oro. Alla lettera vuol dire "giusto" o "esatto", e per il caffè tutti lo intendono come la dolcezza media normale, la quantità che quasi tutti bevono senza pensarci. Chiedi il tuo 'ahwe maZbooT e sembrerai un cliente fisso.
Le paroline di cortesia
Due o tre paroline trasformano una transazione in uno scambio normale tra persone. Nessuna è difficile.
Quando il barista ti fa scivolare la tazzina sul bancone, dirà . È l'"ecco a te" buono per tutto, e nella vita palestinese fa cento lavori diversi (la guida a tfaDDal li passa in rassegna). A te tocca solo rispondere.
Rispondi con , grazie. Se lui ti ringrazia a sua volta, o se vuoi liquidare uno "scusa il disturbo", la parola è . E c'è un bel trucchetto: quando gli dai i soldi, rimandagli indietro la sua stessa parola. tfaDDal, ecco a te.
Tutto di fila
Metti insieme i pezzi e tutta la sosta al bar suona così.
Tu: min faDlak, biddi 'ahwe bala sukkar. (Per favore, vorrei un caffè senza zucchero.)
Barista: tfaDDal. (Ecco a te.)
Tu: shukran. (Grazie. Quant'è?)
Barista: khamse sheekel. (Cinque shekel.)
Tu: tfaDDal. (Ecco a te.)
Barista: 3afwan.
Questo è tutto il bar, dall'inizio alla fine, e non c'è niente che tu non abbia già visto. Se vuoi spingerti oltre sul fronte dei soldi, cioè chiedere il resto, parlare di shekel o saldare un conto più grosso, la guida ai prezzi riprende proprio da dove si ferma 'addeesh il-7saab.