Scrivi "Palestina" in una qualsiasi app di traduzione e premi il piccolo altoparlante. Non sentirai "Palestina". Sentirai falasTeen. La p è sparita, al suo posto c'è una f, e la fine si allunga in una ee lunga. È la parola con cui ogni arabofono chiama quel posto, dal fruttivendolo di Nablus alla giornalista che legge il notiziario della sera al Cairo.
Ecco quindi la versione breve di come si pronuncia Palestina in arabo. Tre sillabe, fa-las-Teen, con l'accento che cade forte sull'ultima. La f all'inizio fa il lavoro che la p non può fare. La T verso la fine è pesante e scura, niente a che vedere con la t leggera di "tè". Azzecca queste due e sei già a buon punto. Il resto della pagina prende ogni pezzo e spiega da dove viene.
Perché la p diventa una f
L'arabo non ha la p. Né la lettera né il suono. L'alfabeto la salta e basta. Quindi quando una p compare in un nome o in una parola presa in prestito, non ha un posto suo dove stare e si aggrappa al suono arabo più vicino. Ce ne sono due a portata di mano: f e b.
Il nome فلسطين è antico, molto più antico della parola italiana o inglese, e in arabo si è fissato da tempo sulla f. Per questo la prima sillaba è falas e mai palas. Un palestinese che dice il nome del proprio paese va su quella f senza pensarci.
Le parole prese in prestito più di recente tendono invece a prendere la b. Il francese "pantalon" (pantaloni) è entrato nel dialetto come banTalown. L'inglese "passport" è diventato bazaborT: tutte e due le p schiacciate in b, e perfino la t finale indurita in un'enfatica. La lettera che manca è la stessa, ma a seconda della parola atterra in un posto diverso.
falasTeen è anche una delle parole che suonano uguali sia che tu senta l'arabo formale del telegiornale sia il dialetto per strada. Tantissime parole di tutti i giorni si dividono tra questi due arabi. Questa resta ferma. Quindi la domanda "perché dicono falasteen" ha una risposta breve: non c'è nessuna p da dire, e il nome ha sempre usato la f.
Dilla in tre sillabe
Fatta a pezzi, la parola fa molta meno paura.
- fa: aperta e breve, come in "fame".
- las è quasi come se leggessi "las" all'italiana.
- Teen si prende tutto l'accento, e contiene l'unico suono davvero straniero di tutta la parola.
Adesso rimettile insieme e di' falasTeen piano, poi sempre più veloce. Ascolta le due a. Non restano chiare. Si spostano indietro e si scuriscono, un pelo verso la o. È la T enfatica che piega le vocali intorno a sé, ed è una buona parte del motivo per cui la parola suona araba e non sembra letta lettera per lettera da uno straniero.
La T pesante su cui inciampano tutti
La consonante dell'ultima sillaba è T (ط), una delle quattro lettere enfatiche dell'arabo. La scriviamo maiuscola apposta. Nella grafia in lettere latine di questo sito una maiuscola indica sempre un'enfatica, quindi una T e una t normale non sono mai lo stesso suono.
Per trovarla, di' una t italiana normale. Ora ridilla con la lingua più piatta e più larga contro il palato, e spingi il suono più in fondo, verso la gola. Tutto intorno si scurisce. Le vocali scendono, la gola si stringe un po'. Quella è l'enfatica.
Senti tutta la differenza in una sola coppia di parole. teen, con la t leggera, vuol dire fichi. Teen, con quella pesante, vuol dire argilla bagnata. A un orecchio italiano sono gli stessi tre suoni. A un orecchio arabo sono due parole diverse, e l'unica cosa che le separa è quella T. È proprio il suono nascosto nell'ultima sillaba di falasTeen.
Quando cominci a farci caso, la lettera la trovi dappertutto: in Tareeq (strada), in (tavolo) e due volte in (patata), una parola che resta scura e pesante da un capo all'altro.
-tina, -tine o -teen? La ee lunga
In italiano la parola finisce in "-ina", e chi parla inglese litiga tra "pal-uh-stine" (che fa rima con "wine") e "pal-uh-steen". L'arabo questa discussione non la conosce. La fine è una ee lunga, quindi -Teen. Una cosa per chi legge: nella nostra traslitterazione ee è una i lunga, come in "vino" tenuto un po' di più. Non sono due e, anche se a occhio italiano sembra così.
La lunghezza conta. L'arabo tratta una i breve e una ee lunga come due vocali diverse, e scambiarle può darti tutt'altra parola. Quindi tieni quell'ultima vocale. Allungala. La stessa ee lunga la senti in (alto), dove dura un tempo in più di quanto la faresti durare tu.
E niente a finale: la parola si chiude sulla n. Se dici "falastina" all'italiana o "-stine" come "wine" in inglese, questa è la correzione più facile di tutta la pagina.
Palestina in lettere arabe: فلسطين
Scritta, Palestina è فلسطين. Sei lettere, da leggere da destra a sinistra:
| Lettera | Suono | Cosa fa |
|---|---|---|
| ف | f | prende il posto della p |
| ل | l | come la l italiana |
| س | s | s sorda, come in "sole" |
| ط | T | l'enfatica pesante e scura |
| ي | ee | la vocale lunga da allungare |
| ن | n | n normale |
C'è una cosa che spiazza i principianti. Le a brevi di fa-las non si scrivono proprio. Di solito l'arabo lascia le vocali brevi fuori dalla pagina e si fida che tu le rimetta, quindi sulla carta فلسطين è in realtà f-l-s-T-(ee)-n, e le due a ce le metti tu a memoria. L'unica vocale che si guadagna una lettera tutta sua è la ee lunga (ي), perché le vocali lunghe si scrivono. A fissare le lettere nude è facile non vedere nemmeno dove la parola si divide in sillabe.
falasTeen 7orra, e come si dice Gaza
Quando il nome ti viene naturale, attaccalo a una frase che vale la pena tenere. falasTeen 7orra vuol dire "Palestina libera" (فلسطين حرة). In mezzo non c'è nessuna parola per "è". Metti le due parole una accanto all'altra e la frase è fatta, come il palestinese costruisce ogni frase al presente. La parola 7orra è il femminile di "libero", perché i nomi dei paesi sono femminili, e viene dritta da 7urriyye, la parola per libertà. Un'altra cosa che il nome non fa è prendere l'articolo. Alcuni nomi di paesi ce l'hanno saldato addosso (la Grecia è il-yoonaan, mai yoonaan da solo), ma falasTeen sta senza.
L'altro nome che la gente cerca insieme a questo è Gaza. In arabo è ghazze (غزة). Quella gh iniziale è un gorgoglio morbido in fondo alla gola, vicino alla r francese (la nostra erre moscia), e non ha niente della g dura di "gatto". È lo stesso suono con cui cominciano parecchie parole di tutti i giorni, e conviene farlo bene, perché una g dura su quella prima lettera ti fa riconoscere subito come uno di fuori.
L'altro da sapere è Nazareth. Si dice (الناصرة), articolo compreso, e l'in- davanti è l'il- di "il/la" che si adatta a una lettera solare.
Domande frequenti
Finisce in -tina, -tine o -teen?
Ci va più vicino -teen. Il nome arabo è falasTeen, e l'ultima sillaba ha una ee lunga, cioè una i lunga come in "vino". Il "-ina" italiano e il "-stine" inglese come in "wine" sono abitudini di lettura di altre lingue e con l'arabo non c'entrano.
Perché gli arabi dicono falasteen invece di Palestina?
Perché l'arabo non ha il suono p. Non c'è una lettera per scriverlo, quindi la p non ha dove atterrare e diventa f, la cosa più vicina che la lingua ha. Il nome arabo فلسطين comincia con la f da secoli, molto prima che arrivassero le grafie europee.
Come chiamano la Palestina gli arabi? La chiamano falasTeen. È la stessa parola ovunque si parli arabo, che a dirla sia un palestinese o un egiziano. Il colore delle vocali cambia un po' da paese a paese, ma il nome resta quello.
Come si dice Gaza in arabo?
Gaza è ghazze, due sillabe. Comincia con quella gh di gola, simile alla r francese, e poi viene "azze". Se cominci con una g dura sembri subito straniero.
Come si scrive "Palestina libera" in arabo? falasTeen 7orra, che si scrive فلسطين حرة. Un traduttore automatico magari ti dà la versione più formale فلسطين الحرة con un "la" in più, ma la versione semplice di due parole è quella che la gente grida ai cortei e dipinge sui cartelli.